Malala, lotta per la libertà e il diritto all’istruzione delle donne.

Storia di una ragazza che sfida la politica del terrore Talebana e diventa simbolo della lotta per il diritto allo studio delle donne. Vincitrice del premio Nobel per la Pace nel 2014.

Malala Yousafzai è nata nel 1997 in Pakistan a Mingora, è una ragazza come tante, una vita normale, frequenta la scuola e le piace leggere. Nella sua città si svolgevano alcuni festival e per questo prima dell’arrivo dei Talebani era meta turistica, oltre che per i siti archeologici di Loebanr, Katelai e Butkara. A questa normalità posero fine con violenza i Talebani, esercitando un controllo totale sulla vita dei cittadini e limitando le libertà di ciascuno.

Malala si ribella.

Malala non ci sta, non riesce a stare in silenzio e a sottomettersi a quei soprusi atti a mortificare le vite di tutti. Non accetta le imposizioni rigide e discriminatorie che colpiscono tutta la popolazione e maggiormente le donne. Quando il diritto allo studio per lei e le sue compagne è messo in discussione, capisce che bisogna fare qualcosa. Il regime non riconosce alcun valore alle donne e non crede nella loro istruzione, è proprio questo l’inaccettabile per Malala, decide di iniziare la sua rivolta.

La sua pericolosa battaglia per il diritto all’educazione inizia nel settembre del 2008, quando, ad appena 11 anni, pronuncia un discorso sul diritto di tutti i minori di ricevere un’istruzione. Da quel momento smette di essere una voce stonata, una ragazzina disobbediente e diventa un’inviata della BBC. Per la celebre emittente britannica, Malala cura un blog in lingua urdu. Scrive articoli di denuncia sulle condizioni di vita della sua gente e delle crudeltà inflitte dal regime. Il suo blog mostra da una prospettiva privilegiata.

I racconti acquisiscono gran valore perché a narrare e decodificare i fatti sono gli occhi di una ragazzina, un dettaglio non trascurabile di ciò che accade in una cittadina qualsiasi del Pakistan. Malala utilizza un nickname, per proteggersi dal regime che se sapesse chi si nasconde dietro a quegli articoli di denuncia potrebbe agire contro di lei. Nel 2009, anno successivo alla nascita del blog, crolla la copertura sull’identità: adesso anche il regime sa di Malala, la ragazzina che sta lottando per il diritto allo studio. Come prima cosa oscurano il suo blog, in modo da arginare la diffusione delle notizie, la sua vita è davvero in pericolo. Malala non ha mai pensato di smettere di combattere, conscia che far sentire la sua voce e la notorietà, la rendevano un bersaglio facile.

L’attentato.

Il gesto di odio compiuto nei confronti di Malala arrivò presto, chiaro ed efferato. Una mattina, mentre andava a scuola con il bus colmo di ragazzi, Malala fu raggiunta da un colpo d’arma da fuoco alla testa. Qualcuno voleva ucciderla. In un primo momento, la situazione non sembrò grave, ma, ad una visita successiva, emerse che la sua vita era in pericolo. La ragazza trovò la forza di combattere e non si arrese neanche davanti alla più estrema delle violenze. La trasferirono in un ospedale di Birminghan, la notizia fece inevitabilmente il giro del mondo. Il fatto era gravissimo e tutti sentirono il dovere di raccontarlo. Malala riesce a superare gli interventi, miracolosamente quella brutta storia non lascia segni sul suo corpo ma solchi profondi nella sua anima. Riesce a recuperare anche il movimento della parte del volto che inizialmente sembrava essere stato compromesso.

I riconoscimenti.

Per il suo attivismo, nel 2011 vinse l’International Children’s Peace Prize, un premio nazionale giovanile per l’impegno sociale a favore dell’educazione femminile.

Il giorno del suo sedicesimo compleanno, la coraggiosissima ragazzina Pakistana tenne un discorso alle Nazioni Unite che emozionò tutti: disse che nessun bambino, nessun ragazzo avrebbe dovuto aver paura di andare a scuola. Su questo e sul suo desiderio di pace e giustizia, scrisse un libro dal titolo: “Io sono Malala. La mia battaglia per la libertà e l’istruzione delle donne” (Garzanti 2013).

Per chi volesse leggerlo: https://www.garzanti.it/libri/malala-yousafzai-io-sono-malala-9788811682790/

Nel 2014 Malala vince il più importante dei premi: il Nobel per la pace. Diventa con i suoi 17 anni, la più giovane vincitrice della storia del famigerato premio.

La sua lotta l’ha resa simbolo del diritto all’istruzione delle bambine. Per continuare il suo lavoro, insieme al padre ha costituito un fondo che porta il suo nome “Malala Fund”. Tale fondo opera in tutte le aree depresse del mondo con l’obiettivo di aiutare e sostenere le ragazze a cui viene negata l’istruzione, costrette a vivere nella violenza e in assenza di diritti. Malala lavora affinché i riflettori sulle storie come la sua restino sempre accesi, sa bene che non tutte hanno il privilegio di un lieto fine.

Sii come Malala

La storia di Malala è un esempio di determinazione e forza, il suo coraggio ha dato voce a migliaia di donne e la sua condizione è diventata manifesto del malessere di una fetta ancora troppo grande di minori e ragazze a cui è negata l’istruzione. La sua lotta ha sostenuto e ispirato tante ragazze perseguitate in ogni parte del mondo, che pagano anche con la vita, la disobbedienza ai regimi totalitari. Questi ultimi collocano il ruolo delle donne esclusivamente ai margini della società obbligandole ad una condizione di svantaggio.

Anche nei paesi dell’occidente, in cui non è espressamente fatto divieto alle donne di partecipare alla vita pubblica né tanto meno ricevere un’istruzione, ci si scontra con la difficoltà di accedere ad alcuni settori o ruoli. Per una donna godere di tutti i diritti non è mai una cosa scontata. Malala, nella sua battaglia, ha sempre avuto vicino la famiglia e un padre che sostenendola, ha accompagnato il suo innato senso di giustizia e desiderio di libertà.

Sono le storie come questa che ci fanno ancora sperare!

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